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venerdì 6 gennaio 2012

IL CABREO MEDICEO

Interno della rilegatura del cabreo
con pagine tratte da testi religiosi

Che cos'é un cabreo?

Un cabreo é un documento notarile che fa riferimento ad una dotazione cavalleresca od ecclesiastica oppure ad una dotazione matrimoniale in particolare per il matrimonio di una figlia portatrice di una ricca dote nobiliare. E' un grande libro composto da un certo numero di pagine di pelle o cartone, in questo caso sono trenta di cartoncino grigio spesso mm. 0.80 e di dimensione cm. 46.8x63.5 un tempo con preziosa copertina rilegata in pelle con incisioni d'oro, contenente sulla facciata di ciascuna pagina alcuni disegni o ritratti di personaggi.

Il cabreo mediceo ritrovato a Torino

Nell'anno del Signore 2000 é stato ritrovato nel paese di Sciolze, nelle vicinanze di Torino, un cabreo misterioso poiché sprovvisto della rilegatura e di qualsiasi documento notarile attestante la provenienza, tuttavia contenente una collezione ordinata di fotografie tratte da dagherrotipie, quindi riproduzioni databili 1830-1840 di disegni originali a loro volta riconducibili ad opere inedite o celebri del periodo rinascimentale e facenti riferimento in particolare ad Isabella d'Este, sposa di Lodovico Gonzaga. In esso, oltre alle riproduzioni dei ritratti di Isabella d'Este bambina, adolescente ed in età matura, vi sono alcuni altri ritratti che, riconoscendoli, consentono la riconducibilità al periodo rinascimentale: la riproduzione del noto dipinto di Papa Giulio II, e gli autoritratti di Leonardo da Vinci e di Sandro Botticelli, disegni che furono probabilmente donati dagli stessi artisti ad Isabella d'Este Gonzaga.

 
Isabella d'Este Gonzaga
a destra: ritratta da Leonardo
(foto dagherrotipie nel cabreo)


Isabelle d'Este
modella per la Madonna
dipinta da Sandro Botticelli
(foto dagherrotipia nel cabreo)


Autoritratto di Sandro Botticelli
(foto dagherrotipia nel cabreo)


Non si tratterrebbe quindi di un cabreo originale del 1500 ma di un cabreo fotografico ottocentesco (ovviamente dopo l'invenzione della fotografia dagherrotipia effettuata nel 1824 dal Louis Daguerre) probabilmente destinato ad una motivata archiviazione di opere originali evidentemente già collezionate o raccolte ed ordinate in epoca successiva.

Provenienza del "Cabreo mediceo"

L'enigma della provenienza del "Cabreo mediceo" da quel di Mantova a Torino, non é dato di risolvere se non con una indagine che valuti, da una parte le modalità e luogo di ritrovamento e, d'altra parte l'analisi delle fotografie in esso contenute.

Dove, come e da chi fu trovato

Come in una favola, il cabreo é stato trovato in una vecchia valigia di cartone dimenticata in un sottotetto di una casa del Comune di Sciolze (situato sulle pre-colline del Monferrato a km 22 da Torino), nell'occasione del rifacimento del tetto. 

La vecchia valigia di cartone fu trovata nel corso di un sopralluogo al sottotetto effettuato dal proprietario Marchese B. B. assieme allo scrivente, Umberto Joackim Barbera (l'unico vivente ad essere riconoscibile dalla seguente foto) il quale aveva appena trasferito la residenza al piano sottostante la soffitta, se non il piano nobile almeno il più panoramico. 


Il Marchese non riconosceva come sua la povera valigia di cartone e nemmeno si capacitava di come e quando fosse capitata nella sua casa. La valigia era molto sporca, con qualche millimetro di polvere sedimentata dal tempo. "Se ti interessa, prendi pure questa vecchia valigia con quello che contiene, te ne faccio dono con piacere, chissà che tu non riesca a scoprire qualche inedito capolavoro al suo interno…" gli disse il Marchese pulendosi le mani e dileggiando il suo hobby di cercare opere perdute nei mercatini di piccolo antiquariato. "Ti ringrazio per il prezioso omaggio che mi fai ma lo lascerei in soffitta, non saprei davvero dove mettere questa valigia nel polveroso stato in cui si trova" gli rispose Joackim anch'egli ignaro di ciò che contenesse. Fu così che la valigia venne dimenticata al suo posto per altri dieci anni finché si rese necessario sgombrare il solaio per il rifacimento del tetto. Nel corso dei temporali sempre più impetuosi, l'acqua che penetrava dal soffitto nell'abitazione sottostante, quasi per miracolo lasciò intatta ed asciutta la valigia di cartone contenente il cabreo.

La casa in questione, in via Sachero a Sciolze, era appartenuta nel 1800 al Generale Celestino Sachero, un cittadino onorato dal Comune di Sciolze con un monumento posto su una facciata della vicina ex Scuola Comunale. 


Il Generale ing. Celestino Sachero

La prima ipotesi: Il Generale Sachero potrebbe essere stato il custode del Cabreo fotografico per un affar suo o per conto di qualche misterioso proprietario?

Il Generale Celestino Sachero venne insignito della onorificenza di "aiutante di campo di Sua Maestà Umberto I° di Savoia" (riconoscimento che veniva dato a tutti gli Ufficiali Superiori che raggiungevano l'età della pensione senza morire in battaglia), fu un valente studioso di tecniche militari, Direttore della Scuola di Applicazione militare e docente dei corsi di formazione per gli Artiglieri da montagna (Alpini) i quali, per calcolare la portata del tiro del cannone dovevano non solo conoscere il "come fare" (due tiri di prova calcolando l'errore effettuato rispetto al bersaglio), ma anche "dove" mirare, condizione che imponeva di conoscere la planimetria altimetrica delle montagne. Queste informazioni vennero elaborate e fornite al Generale Sachero da un altro celebre personaggio dell'epoca, l'ing. Bartolomeo Gastaldi topografo e co-fondatore del CAI (Club Alpino Italiano), al quale fu dedicato il più antico rifugio alpino delle Valli di Lanzo (Piemonte). Bartolomeo Gastaldi ebbe un importante fratello, l'Arcivescovo di Torino Lorenzo Gastaldi proveniente dalla Diocesi di Saluzzo, paese di antiquari frequentati dal fratello della loro madre, l'antiquario Volpato di Riva di Chieri colui che é ricordato per aver venduto l'autoritratto di Leonardo da Vinci al Re di Sardegna nel 1840. E' da queste informazioni che scaturisce una prima ipotesi sulla provenienza del cabreo fotografico.

 


Autoritratto originale 
di Leonardo da Vinci
ritrovato nella Biblioteca Reale
 di Torino
acquistato da Carlo Alberto
nel 1840


In centro ad una pagina del "cabreo mediceo"
la  RARISSIMA  fotografia - dagherrotipia
dell'autoritratto di Leonardo da Vinci:
(Collezione Barbera-Berardi)


Il disegno in b/n in basso a sinistra 
sembra essere una tapezzeria,
ma forse non é così...
Osservando il disegno attraverso ad un foglio di giornale arrotolato
(osservazione canulare che consente di spostare il fuoco ottico)
si notano diversi volti parzialmente sovrapposti
(l'occhio destro di un volto diviene l'occhio sinistro del volto adiacente):

In grande in posizione centrale
vedrete il volto di una donna con la bocca aperta.

A sinstra, in basso,
vedrete il volto di un bambino
(Leonardo infante?)

Divertitevi a cercare gli altri volti.
Lo scopo del disegno di Leonardo
era probabilmente quello di divertirVi.

 Il timbro che riconduce 
al fotografo austriaco Adolphe Braun 
Braun & Cie
(angolo in basso a sinistra)

Il cabreo fotografico potrebbe essere databile ad un periodo antecedente il 1924, allorquando si svolse a Torino la Mostra Internazionale della fotografia tenutasi al Valentino, alla quale parteciparono ed esposero tutti i fotografi accreditati dalla Casa Reale; le dagherrotipie, tra le quali l'autoritratto di Leonardo da Vinci, potrebbero riprodurre una collezione di dipinti e disegni che, nel periodo 1835-1840, fosse stata resa disponibile da un privato (dotazione notarile) o da un Ordine Militare o religioso, se non depositata presso la Biblioteca Reale di Torino istituita da Carlo Alberto, alla quale avevano accesso un ristretto numero di Ufficiali Superiori solo dopo aver ricevuto l'autorizzazione dallo stesso Carlo Alberto. Queste precauzioni furono dettate solo per la sicurezza delle catalogazioni dei documenti di Stato, oppure perché Carlo Alberto avverrebbe avuto qualcosa di privato da nascondere a cui teneva in modo particolare? Si dovrà indagare e porsi qualche altra domanda per risolvere l'enigma del Cabreo?

La seconda ipotesi: il cabreo fotografico avverrebbe potuto provenire dal Granducato di Toscana, tramite lo stesso Carlo Alberto?

Il Congresso di Vienna (1814) sancì la restituzione del Regno di Sardegna  a Vittorio Emanuele I° di Savoia il quale nel 1821 abdicò a favore di suo fratello Carlo Felice (assente) affidando temporaneamente la reggenza a Carlo Alberto. Il Regno di Sardegna era ambito da due opposti schieramenti sostenute dalle potenze dominanti, l'Austria e l'Inghilterra, i cui rispettivi sforzi diplomatici erano mirati a combinare matrimoni d'interesse tra le famiglie reali ed a sostenere (anche economicamente) gli aventi titolo: il ramo Savoia-Carignano da una parte, e quello dei Savoia-Asburgo dall'altra parte. E' noto che Carlo Alberto era chiamato "tentenna" poiché di natura indeciso ed inaffidabile, poiché essendo un ex ufficiale napoleonico aveva segretamente aderito alla Loggia Massonica del Buonarroti fautore dei moti carbonari pur essendo erede "in pectore" del Regno Sardo Piemontese; ciò gli costò un lungo periodo di esilio con sua moglie e suo figlio (Vittorio Emanuele II, futuro Re che la leggenda vuole fosse morto nella tragica circostanza di un incendio e sostituito con un altro neonato, figlio di un macellaio).
La storia infatti ci tramanda che nel periodo di questo lungo soggiorno di Carlo Alberto a Firenze, il palazzo del Granduca d'Este e di Toscana per motivi mai del tutto chiariti andò a fuoco con tutti gli arredi ed opere d'arte, probabilmente inventariate in un cabreo cinquecentesco, mentre Carlo Alberto era impegnato in Spagna come ufficiale francese per la repressione di moti insurrezionali contro la restaurazione dei Borbone.
Che si tratti dell'inventario originale (1500) delle opere di proprietà dei d'Este che furono successivamente fotografate (1840) in questo cabreo fotografico ritrovato (2000)? In questo caso non tutte le opere fotografate andarono perdute, risultandovi opere ancora oggi presenti nei Musei italiani o in collezioni private, in particolare l'autoritratto di Leonardo da Vinci depositato da Carlo Alberto presso la Biblioteca Reale di Torino ed attualmente esposto alla Reggia di Venaria Reale nell'ambito delle manifestazioni per i 150 anni della Repubblica Italiana.

Il punto fermo é che Carlo Alberto, testimone di tanti intrighi, nel periodo del suo esilio fu ospite della cugina di sua moglie, Beatrice di Savoia (+1840) moglie di Ferdinando d'Este, Granduca di Toscana.

Quale che sia la strada da percorrere per indagare sulla provenienza del "cabreo mediceo" ritrovato a Torino, due dati sono certi:

1) che l'autoritratto di Leonardo da Vinci venne fotografato nella prima metà del 1800 ed inserito in questo cabreo;

2) che questo cabreo venne custodito stralciato della sua copertina e dei documenti che avrebbero consentito la sua riconducibilità, così come l'autoritratto di Leonardo da Vinci venne custodito ben nascosto per più di cent'anni in una scatola da scarpe ritrovata nella Biblioteca Reale di Torino nei primi anni 1970.

Isabella d'Este Gonzaga

Un mistero a cui gli esperti archivisti della Biblioteca Reale di Torino potranno dare una soluzione? Isabella d'Este attende un chiarimento. E Sandro Botticelli e Leonardo da Vinci ci sollecitano affinché si indaghi...


Umberto Joackim Barbera
e sua figlia Lucrezia
la designata 
futura studiosa
del cabreo ritrovato

* * *


A seguito della pubblicazione di questo scritto "on-line" su blogger segnalato da Twitter e da Facebook, il celebre disegno noto come "l'autoritratto di Leonardo da Vinci" é stato trasferito sotto scorta del Nucleo dei Carabinieri per la tutela del Patrimonio, dal Castello di Venaria (Torino) dov'era esposto al pubblico, ad un Laboratorio di restauro di Roma dove rimarrà' per circa due anni e dove sara' sottoposto ad interventi di restauro oltre che ad indagini foto-tecniche supplementari al fine di avvalorare le scoperte annunciate dal blog correlato dal titolo "I SEGRETI DI LEONARDO" (clicca per accedere), pubblicato a cura della Newtel srl di Sciolze (Torino).

Suocera, cognati e parenti tutti ignorano e non sono interessati a questa intrepida ricerca, essi si dissociano e non desiderano apparire o essere riconosciuti. Pertanto ogni riferimento a persone o fatti é puramente casuale e potrebbe indurre in errori di identificazione. Le iniziale B.B., ad esempio, non indicano Brigitte Bardot né alcuna altra persona vivente. Soprattutto, non cercate né in un bosco né nel cimitero di Sciolze !


Diritti di pubblicazione riservati alla società editrice Newtel srl
sede legale: via Sachero 2/5 Sciolze-Torino, 
I diritti potranno essere ceduti gratuitamente ad Istituzioni Pubbliche 
previa richiesta a Umberto Joackim Barbera
 e-mail: <ubarbe22@gmail.com>    
   I-phone (+39) 3485116565